15

15 è una serie di 25 fotografie istantanee realizzate nell’arco di quindici mesi tra il 2009 e il 2010.

Quel periodo ha coinciso con il mio progressivo rientro in Sicilia dagli Stati Uniti, dove ho ricevuto una formazione in fotogiornalismo e fotografia documentaria oltre a intraprendere le prime esperienze lavorative in ambito editoriale. Quell’anno iniziai una nuova esperienza formativa. Ho frequentato un seminario di fotografia contemporanea in cui mi confrontai con altri colleghi non solo su quello che volevo raccontare, ma anche su come esprimerlo.

I miei punti di riferimento, quei pilastri che fino ad allora avevo costruito e che mi avevano portato a raggiungere i miei primi obiettivi, andavano cedendo. Le conseguenze furono devastanti: persi ogni fiducia in me stesso; la procrastinazione si accumulava di giorno in giorno fino a quando non mi fermai del tutto. Pensavo a tante storie, tanti progetti, ma nessuno che sentissi realmente mio. Fui sopraffatto dalla paura di non saper più fare quello che amavo e volevo fare, e cominciai a cercare un impiego tra le poche offerte di lavoro in Sicilia.

Tornavo nella mia terra per la stessa ragione per cui me ne ero andato: amore. O almeno l’amore è stato una motivazione abbastanza forte per lasciare una città come New York dove ho trascorso i primi anni della mia infanzia, ma dove ho avuto paura di mettere radici da adulto. Eppure, andarsene avrebbe significato non poter più coltivare quelle opportunità che fino al mio rientro quella città mi offriva.

Convinto che la ragione del mio malessere fosse la distanza, tornando mi resi conto che i problemi personali erano di altra natura. Concentrai tutte le mie energie nel tentativo di ricucire ferite e di ricostruire le fondamenta di una storia ormai precipitata in una fossa che diventava sempre più profonda. Durante quei quindici mesi smisi di lavorare a storie commissionate e a progetti personali strutturati.

Il mio canale di sfogo erano queste istantanee, scatti spontanei realizzati durante i viaggia in Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti, con una app che simula l’effetto Polaroid. Le ho stampate e chiuse in una scatola, rimasta in archivio per due anni.

Nel 2012 mi convinsi che era il momento di affrontare quello che ritenevo essere stato uno dei periodi più bui che ho vissuto: dislocamento, perdita di punti di riferimento, la morte dei miei cari, la consapevolezza di un amore compromesso con l’unico rifugio nella fotografia sotto forma di istantanee apparentemente slegate. A distanza di tempo, mi sono reso conto che realizzare quella serie in maniera quasi inconsapevole mi ha invece guidato alla presa di coscienza della mia identità di uomo e fotografo. Tirai fuori gli appunti di quei mesi per riordinarli insieme ai libri e alla musica che mi avevano accompagnato. Ne ricavai delle annotazioni da apportare alle istantanee, oltre alle coordinate geografiche del punto in cui gli scatti furono realizzati. I luoghi, rappresentati da un codice numerico, non sono più evocativi di uno spazio fisico, ma di una condizione esistenziale.

Le venticinque istantanee, formato 9x9cm, sono presentate in cornici recuperate nei mercati di Palermo, la mia città natale e capoluogo della terra che, lungo questo percorso diventato ricerca, è stato il mio centro di gravità.